Live Wine 2019: dal vino artigianale a quello vegano

Live Wine è una rassegna annuale che mette faccia a faccia i consumatori con i produttori di vini artigianali. La manifestazione quest’anno si è tenuta il 3 e 4 marzo nell’ormai classica cornice del Palazzo del Ghiaccio di Milano.

Il termine biologico così come quello artigianale nel campo del vino è tanto di moda ed è per questo motivo che l’organizzazione di Live Wine si è data delle regole chiare e nette sui vini che si possono degustare, e in alcuni casi anche acquistare, alla manifestazione milanese. Innanzitutto si tratta di vini curati personalmente da qualcuno che segue tutto il processo produttivo, dalla vigna alla cantina e all’imbottigliamento. La vendemmia è rigorosamente manuale. Il vigneto non viene trattato con prodotti chimici di sintesi e il vino è esente da additivi non indicati in etichetta. In altre parole l’unico additivo consentito è una dose minima di anidride solforosa, circa un terzo di quanto consentito dalla legislazione italiana. Di conseguenza abbiamo dei vincoli che vanno ben oltre quelli necessari per certificare un vino biologico o anche biodinamico.

Chiaramente si tratta di una scommessa da parte di questi produttori che, evitando tutte le “scorciatoie” nella produzione del vino, si assumono dei rischi che talvolta portano a vini di difficile beva. Ma quando si trova la quadra del cerchio i risultati sono decisamente validi. E’ il caso ad esempio di Pascaud Villefranche,  Chateau a conduzione familiare da almeno quattro generazioni che fin dal 1995 per la produzione di Sauternes impiega una coltura biologica senza utilizzo di fertilizzanti o pesticidi. Una scelta guidata dalla volontà di avere un prodotto naturale, che permetta di apprezzare a pieno le peculiarità del territorio e di ciascuna annata. E in effetti le quattro annate in degustazione a Livewine, a partire dalla più strutturata 2009 fino al 2015, sono identificabili per sfumature differenti, pur riconducendo ai classici profumi del Sauternes di miele, spezie e pesca gialla. Interessante l’equilibrio raggiunto al gusto tra dolcezza, freschezza e acidità, tipica del terroir di Barsac dove risiedono le vigne. Ma i vignaioli artigiani sono anche degli insaziabili sperimentatori ed ecco allora che Pascuad Villefranche si cimenta con dei vini bianchi in purezza figli di due delle uve che compongono il Sauternes: Semillon e Sauvignon Blanc. Poche bottiglie per quello che al momento è anche nelle dichiarazioni del produttore un semplice esperimento, valgono l’assaggio.

C’è anche chi va oltre le classificazioni fin qui elencate, spingendosi fino alla definizione di vino vegano. In poche parole si elimina dalla filiera tutto quello che è animale. E’ il caso di Legret & Fils, 4 generazioni di vigneron che hanno sposato la causa biodinamica, fatta di tecniche di viticultura quali la fertilizzazione organica e l’inerbimento naturale controllato, oltre a preparazioni biodinamiche per sviluppare la capacità di difesa della vigna.

Il risultato è decisamente eccellente. Le sei cuvée prodotte fanno tesoro ognuna a suo modo dei tre classici vitigni dello champagne (Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier) che l’azienda coltiva nei suoi 5 ettari di terreno tra la Valle del Petit Morin e il Sézannais. Nota di merito per il Rosé de Saignée Brut Nature, che mi ha conquistato con il suo 100% Pinot Meunier. Come si evince dal nome questo champagne prende il colore dal contatto con le bucce, a differenza di altri definiti semplicemente rosé dove il colore è il risultato di un’aggiunta di vino rosso. Al naso colpisce subito con sentori di frutti rossi in particolare ciliegia, che si confermano in bocca dove la frutta rossa è persistente, equilibrata dalla classica acidità del Pinot Meunier. Tra le altre cuvée da non perdere il Millésime 2008 Brut Nature, anno eccellente per lo champagne (e questo non fa eccezione) con i tre vitigni in eguale percentuale, e il Contraste, 4/5 anni sui lieviti e sentori di agrumi sia al naso che al palato.

Questi sono solo due esempi dei tantissimi produttori presenti a Live Wine, per cui vi consiglio di mettervi un appunto in agenda e non perdere l’edizione del prossimo anno.

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