Live Wine è una rassegna annuale che mette faccia a faccia i consumatori con i produttori di vini artigianali. La manifestazione quest’anno si è tenuta il 3 e 4 marzo nell’ormai classica cornice del Palazzo del Ghiaccio di Milano.
Il termine biologico così come quello artigianale nel campo del vino è tanto di moda ed è per questo motivo che l’organizzazione di Live Wine si è data delle regole chiare e nette sui vini che si possono degustare, e in alcuni casi anche acquistare, alla manifestazione milanese. Innanzitutto si tratta di vini curati personalmente da qualcuno che segue tutto il processo produttivo, dalla vigna alla cantina e all’imbottigliamento. La vendemmia è rigorosamente manuale. Il vigneto non viene trattato con prodotti chimici di sintesi e il vino è esente da additivi non indicati in etichetta. In altre parole l’unico additivo consentito è una dose minima di anidride solforosa, circa un terzo di quanto consentito dalla legislazione italiana. Di conseguenza abbiamo dei vincoli che vanno ben oltre quelli necessari per certificare un vino biologico o anche biodinamico.

Chiaramente si tratta di una scommessa da parte di questi produttori che, evitando tutte le “scorciatoie” nella produzione del vino, si assumono dei rischi che talvolta portano a vini di difficile beva. Ma quando si trova la quadra del cerchio i risultati sono decisamente validi. E’ il caso ad esempio di Pascaud Villefranche, Chateau a conduzione familiare da almeno quattro generazioni che fin dal 1995 per la produzione di Sauternes impiega una coltura biologica senza utilizzo di fertilizzanti o pesticidi. Una scelta guidata dalla volontà di avere un prodotto naturale, che permetta di apprezzare a pieno le peculiarità del territorio e di ciascuna annata. E in effetti le quattro annate in degustazione a Livewine, a partire dalla più strutturata 2009 fino al 2015, sono identificabili per sfumature differenti, pur riconducendo ai classici profumi del Sauternes di miele, spezie e pesca gialla. Interessante l’equilibrio raggiunto al gusto tra dolcezza, freschezza e acidità, tipica del terroir di Barsac dove risiedono le vigne. Ma i vignaioli artigiani sono anche degli insaziabili sperimentatori ed ecco allora che Pascuad Villefranche si cimenta con dei vini bianchi in purezza figli di due delle uve che compongono il Sauternes: Semillon e Sauvignon Blanc. Poche bottiglie per quello che al momento è anche nelle dichiarazioni del produttore un semplice esperimento, valgono l’assaggio.
C’è anche chi va oltre le classificazioni fin qui elencate, spingendosi fino alla definizione di vino vegano. In poche parole si elimina dalla filiera tutto quello che è animale. E’ il caso di Legret & Fils, 4 generazioni di vigneron che hanno sposato la causa biodinamica, fatta di tecniche di viticultura quali la fertilizzazione organica e l’inerbimento naturale controllato, oltre a preparazioni biodinamiche per sviluppare la capacità di difesa della vigna.
Il risultato è decisamente eccellente. Le sei cuvée prodotte fanno tesoro ognuna a suo modo dei tre classici vitigni dello champagne (Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier) che l’azienda coltiva nei suoi 5 ettari di terreno tra la Valle del Petit Morin e il Sézannais. Nota di merito per il Rosé de Saignée Brut Nature, che mi ha conquistato con il suo 100% Pinot Meunier. Come si evince dal nome questo champagne prende il colore dal contatto con le bucce, a differenza di altri definiti semplicemente rosé dove il colore è il risultato di un’aggiunta
di vino rosso. Al naso colpisce subito con sentori di frutti rossi in particolare ciliegia, che si confermano in bocca dove la frutta rossa è persistente, equilibrata dalla classica acidità del Pinot Meunier. Tra le altre cuvée da non perdere il Millésime 2008 Brut Nature, anno eccellente per lo champagne (e questo non fa eccezione) con i tre vitigni in eguale percentuale, e il Contraste, 4/5 anni sui lieviti e sentori di agrumi sia al naso che al palato.
Questi sono solo due esempi dei tantissimi produttori presenti a Live Wine, per cui vi consiglio di mettervi un appunto in agenda e non perdere l’edizione del prossimo anno.
terrazza. Ed ecco arrivare il primo, una sorpresa metodo classico del sud Italia con un vitigno che non conoscevo, il Montonico. Il Fenaroli millesimato 2014, con 36 mesi di maturazione sui lieviti, trae il meglio da un vitigno la cui produzione totale di soli 90 ettari circa si concentra nella provincia di Teramo. Un profumo coinvolgente basato su sentori agrumati e frutta secca che trovano una buona armonia in bocca. Un ottimo vino che chiama i molluschi e la tartare di pesce quello di
Cuvée Blanche delle cantine
E ancora la provocazione di
Fermiamo le bollicine e scendiamo in Sicilia dove ci attende la Bambina, rosato di Melfi delle 

qualità degli altri anni. Per questo motivo le cantine si sono divise tra chi ha deciso di non produrre Barolo nel 2014, chi ne ha ridotto il numero di bottiglie per garantire una maggiore cernita qualitativa, chi invece ha destinato le uve di nebbiolo ad altri vini meno “pregiati”. L’impressione che mi sono fatto parlando con i diversi vignaioli è che non tutti hanno subito gli stessi danni per cui le differenti scelte risultano tutte plausibili. La Biòca ha deciso di produrre comunque sia 
distingue fin dal nome della cantina. L’Astemia pentita, nasce da una storia vera di una imprenditrice che si è avvicinata al mondo enologico da astemia per poi farsi prendere dal suo fascino (anche se non è chiaro quanto lei assaggi della sua produzione). Come il nome anche le bottiglie hanno forma e etichette che definirei moderne quasi di design, ma l’innovazione si ferma lì. Il contenuto è un 
Non si può “lasciare” il Roero senza degustare un buon Arneis. Compito egregiamente svolto dalla Cascina Ciapat che si è fatta in due. Il
sei della zona difficilmente ti capita di scoprire. Il primo un
consumo a tavola, grazie anche alla bellezza e ricchezza dei suoi grappoli (da qui il nome). Si tratta dell’unico Vermentino che viene coltivato lontano dal mare e narra la leggenda che sia arrivata nel basso Piemonte e in particolare nel Roero a seguito degli scambi commerciali con la vicina Liguria. Viene talvolta chiamata “furmentin” per il suo colore dorato che ricorda il frumento maturo. Il
La peculiarità del Trentino consiste nel raggruppare almeno 5 aree differenti per terreno, altitudine, esposizione (in altre parole terroir) che permettono una produzione vitivinicola variegata. Senza contare le differenze che poi si possono riscontrare di ettaro in ettaro in una stessa area.
Prima tappa le colline affacciate su Riva del Garda, nei pressi del castello di Tenno.

Finito il “lavoro” mi son guadagnato un pranzo / degustazione =D.
Aperitivo con 
Il primo è Fanagoria, colosso della produzione sovietica con 2500 ettari di viti nella penisola di Taman. In Italia, escludendo le cooperative, i soli Marchesi Antinori li superano con oltre 2600. Tra gli innumerevoli vini in purezza e blend, ice wine, spumanti e distillati non mi faccio scappare la possibilità di assaggiare il 
vede la produzione in una struttura moderna di oltre 3 milioni di bottiglie. I vitigni sono classici europei e vengono vinificati sia in purezza che in blend. Tra i bianchi troviamo tra gli altri chardonnay, sauvignon blanc, riesling, traminer, mentre tra i rossi cabernet franc, merlot, shiraz, tempranillo. Nei numerosi assaggi (Vladimir che mi ha introdotto alle loro produzioni non è stato certamente avaro nel versare…) mi sono soffermato sui rossi. Non lasciano il segno le versioni base dei monovitigno, mentre i riserva si rivelano interessanti, in particolare Merlot e Shiraz entrambi con 12 mesi di botte e 3 mesi minimo di bottiglia, risultano buoni esercizi stilistici accumunati da prevalenza di sentori di viola e cioccolato insieme a erbe balsamiche tipiche del terroir della Crimea. Ma il vino che più mi ha colpito, a partire dall’et
La
Ma prima di passare ai vini degustati (chiaro che eravamo lì per quello), per la rubrica “Lo sapevate che…” , alcune curiosità raccolte da Ilaria e Nicola, splendidi padroni di casa insieme all’enologo Paolo Grigolli, “autore” di molti vini pluripremiati, che ci ha accompagnato in tutta la giornata, pedalata compresa.
Ma veniamo alla degustazione. Per prima cosa ho potuto “assaggiare” un campione dell’Amarone 2016 nella splendida taverna in cantina. Ben lontano da cosa diventerà, ma allo stesso tempo affascinante per quello che già lascia intravedere al naso e al palato.
Amarone della Valpolicella Classico DOC 2009 – Tenuta Santa Maria Valverde
Insomma ho passato una splendida giornata pedalando, bevendo e imparando tante cose. E mangiare? Beh, se passate da queste parti non fatevi scappare la tradizionale pastissada de caval (uno stracotto di carne di cavallo) con la pasta fresca, come quella che ho mangiato alla “
Storicamente sviluppato in Toscana, dove talvolta vien utilizzato anche l’onnipresente sangiovese oppure il canaiolo, ha portato alla produzione di vini di assoluta eccellenza a partire dai Supertuscan: Sassicaia, Tignanello, Ornellaia, Solaia, Masseto, tanto per citare alcuni dei vini superbi che hanno raggiunto la fama internazionale. Altre reminiscenze mi portavano in Veneto dove vengono inseriti anche vitigni come raboso e rondinella. Tutto qui? Nemmeno per sogno. Quello che mi ero perso è la presenza di eccellenze anche in Trentino, e l’occasione per rimediare è stata un’indimenticabile degustazione verticale organizzata da
Ed ecco qualche nota sulle diverse annate degustate
1994 Impressionante come il colore pur virando leggermente al granata rimango acceso di fronte a un vino di 23 anni. Aveva ragione Castagno a dire che il potenziale di maturazione arriva ai 25 anni e oltre. Notevole complessità rispetto ai precedenti si ritrova anche sentore di menta e una maggiore speziatura. Buon equilibrio e tannini delicati che puliscono bene la bocca.
Ho iniziato con Vino condiviso, interessante iniziativa dell’enoteca sotto casa
Poi Gowine, associazione che promuove il turismo del vino, ha organizzato l’evento 

Parto da due produttori di champagne: 


Infine la passione e il coraggio di 
Casualmente siamo poi passati davanti allo stand di 

troviamo una “squadra” di donne pronte a raccontarci come un vino sia il risultato dei sentimenti di chi ci lavora. Cantina siciliana daimolteplici vini che spaziano dal bianco al rosato al rosso fino al passito (per orientarsi


Ma un uomo lo avete trovato? Sì ci aspettava nello stand di
Non solo vini. Ebbene sì abbiamo anche trovato il tempo di prendere un aperitivo ospiti della Signora Nardini dell’omonima distilleria 