Trentino, regione dai molti terroir che ospitano diversi vitigni e danno origine a vini di sicura eccellenza. Ma chi poteva darmi una panoramica su tutto questo se non Cavit, consorzio che riunisce dieci cantine sociali (4.500 viticoltori) per una produzione annua di oltre 60 milioni di bottiglie? Ed è così che son partito per andare sul campo a vedere dove nascono alcuni dei migliori vini del trentino e a vendemmiare in prima persona.
La peculiarità del Trentino consiste nel raggruppare almeno 5 aree differenti per terreno, altitudine, esposizione (in altre parole terroir) che permettono una produzione vitivinicola variegata. Senza contare le differenze che poi si possono riscontrare di ettaro in ettaro in una stessa area.
Partendo dal Nord si comincia con il Campo Rotaliano affiancato da Valle dell’Adige e Valle di Cembra poi scendere nella Vallagarina, trovando a ovest la Valle dei Laghi.
Prima tappa le colline affacciate su Riva del Garda, nei pressi del castello di Tenno.

Qui la viticoltura è eroica con lembi di terra strappati al pendio, difficilmente raggiungibili con i mezzi meccanici e dove trovano casa uve quali traminer e merlot.
Durante la visita ho avuto modo di approfondire la filosofia di sostenibilità di Cavit. Non tanto l’eliminazione completa degli interventi chimici, ma il loro utilizzo in maniera minima/controllata, ponendo sempre l’attenzione sulla tutela dell’ambiente e della salute del viticoltore. A partire dall’impiego del diserbo meccanico (ove possibile) fino alla riduzione dei principi attivi. Altro esempio il dialogo sempre aperto con apicoltori per definire insieme quali interventi andare a mettere in atto.

La forza di un grande consorzio si evidenzia in collaborazioni quali il progetto PICA. Il territorio del Trentino è stato totalmente “mappato”: in pratica per ogni ettaro sono stati registrati conformazione geologica, tipologia di terreno, radiazione solare, altitudine ed esposizione. A questi si aggiungono i dati in tempo reale durante l’anno quali umidità, temperature ecc, per “nutrire” un’interfaccia digitale che offre su diversi device (pc smartphone tablet) preziose informazioni a chi ogni giorno “scende in vigna”.
Ci siamo poi spostati in quella che è la sede di rappresentanza di Cavit sulle rive le lago di Toblino. Maso Toresella è circondato da oltre 6 ettari di vigneti dove ho potuto cimentarmi con la vendemmia di uve Incrocio Manzoni, andando a verificare di persona come si scelgono i grappoli da prendere e quelli da scartare del tutto o in parte.
Finito il “lavoro” mi son guadagnato un pranzo / degustazione =D.
Aperitivo con Trentodoc Riserva Graal 2009 Altemasi, abbinato a speck con pane nero, Trentingrana e salmone, spumante metodo classico prodotto solo nelle grandi annate. Decisamente un ottimo inizio, con perlage fine e continuo dove note agrumate e di frutta candita al naso preludono a un sapore sapido ed equilibrato da una decisa acidità.
A seguire due vini del Maso Toresella: IGT Vigneti delle Dolomiti Bianco Cuvée 2015 e Trentino Doc Riserva Chardonnay 2015. Al mio palato meglio lo Chardonnay, morbido e vellutato con profumi di vaniglia e frutta esotica, ben supportati dalla tipica acidità dei vini trentini. Siamo poi passati a un rosso da abbinare a Straccetti di manzo con uva nera: Teroldego Rotaliano Doc Superiore Riserva 2014 del Maso Cervara. Rosso rubino tendente al porpora porta al naso e conferma al palato sfumature di frutti rossi e neri di bosco. Per finire con il dolce un Trentino Doc Vino Santo 2000 Arèle che ricordo per le tante sensazioni di frutta secca e miele.
Per concludere una gran bella giornata istruttiva sul campo con tanto vino, tante vigne e tante nuove informazioni. Cosa volevo di più?

La
Ma prima di passare ai vini degustati (chiaro che eravamo lì per quello), per la rubrica “Lo sapevate che…” , alcune curiosità raccolte da Ilaria e Nicola, splendidi padroni di casa insieme all’enologo Paolo Grigolli, “autore” di molti vini pluripremiati, che ci ha accompagnato in tutta la giornata, pedalata compresa.
Ma veniamo alla degustazione. Per prima cosa ho potuto “assaggiare” un campione dell’Amarone 2016 nella splendida taverna in cantina. Ben lontano da cosa diventerà, ma allo stesso tempo affascinante per quello che già lascia intravedere al naso e al palato.
Amarone della Valpolicella Classico DOC 2009 – Tenuta Santa Maria Valverde
Insomma ho passato una splendida giornata pedalando, bevendo e imparando tante cose. E mangiare? Beh, se passate da queste parti non fatevi scappare la tradizionale pastissada de caval (uno stracotto di carne di cavallo) con la pasta fresca, come quella che ho mangiato alla “
Una vera scoperta che mi ha coinvolto per il suo fascino senza tempo e senza eguali, non per niente Patrimonio dell’Umanità Unesco. Quasi un anacronismo vedere integre e visitabili queste abitazioni sotterranee scavate nella roccia.
Tornando ai sassi le abitazioni venivano costruite scavando inizialmente un primo ambiente nella roccia per poi essere allargate con altre “stanze” a seconda delle esigenze familiari (incluse “stalle” per gli animali che vivevano insieme agli uomini). Con la roccia scavata venivano costruite le facciate o gli ambienti esterni al sasso. Tra i sassi oltre alle abitazioni da non perdere le chiese rupestri, importanti testimonianze di come si potesse vivere mantenendo l’equilibrio con la natura nello sfruttamento delle risorse inclusa acqua e roccia.
Dove abbiamo alloggiato
Nei sassi ovviamente, al
Il 

Parco non molto affollato (eravamo al 25 Aprile) e anche per questo poca attesa su tutte le attrazioni. Poco utili nell’occasione i biglietti premium che permettono a seconda del costo di avere 3 fast lane (illimitate per la versione gold). Occhio che tra un biglietto bronze standard e un uno gold il prezzo raddoppia. Esiste anche un biglietto combo che permette di vistare nello stesso giorno o in due giorni diversi Ferrari World e Waterworld.
Anche qui vige la regola del “primo al mondo” con uno scivolo verticale che permette un loop a 360° e un rollercoaster acquatico mai visto prima.
Tante le
Sala d’attesa e poi briefing. L’auto che guiderò è una formula 3000, 250 cavalli V6 Cosworth e velocità massima vicina i 300 all’ora. Poche cose ma importanti: il cambio è manuale al volante, ma la frizione la si usa solo per accendere la vettura e inserire la prima marcia. Vietati sorpassi e l’auto dell’organizzazione in testa detta il passo. Della pista originale di circa 5km se ne utilizzerà solo una parte (comunque di 3 km con un gran bel rettilineo). Occhio a non toccare i cordoli.
Il festival non può che svolgersi in una delle zone che ci regala fantastici risi italiani, quella tra le province di Biella e Vercelli. Nato da un’idea di Edoardo Raspelli, giornalista e conduttore della trasmissione televisiva Mela Verde, il Festival, giunto alla 5° edizione, si svolge dal 17 aprile al 2 giugno e produce e serve decine di tipi di risotti, realizzati da chef della zona.
Noi abbiamo assaggiato la cucina di due dei tre ristoranti del Park Hyatt Abu Dhabi Hotel and Villas. Il 



Il bel Danubio blu tra Buda e Pest

Bonus: nonostante un parco auto “occidentale” è ancora possibile trovare delle splendide Trabant.
