Pomango: polpette e salsa di mango

Polpette in salsa di mangoLe polpette sono le regine della cucina del frigorifero. Se ne possono fare millemila versioni a seconda di cosa abbiamo in casa. Spesso maltrattate come la cucina degli avanzi, ho provato a renderle un piatto più raffinato con una salsa al mango in accompagnamento. Ecco cosa ho trovato in frigorifero (ingredienti).

polpette con mango ingredientiPer le polpette
– 250 gr di carne cotta di manzo
– 150 gr di mortadella
– 100 gr di speck
– 100 gr di formaggio di capra
– un uovo
– noce moscata
– farina di grano saraceno
– sale qb

Per la salsa
un mango
– mezza confezione di latte di cocco
– uno zenzero fresco
– olio di soia
– sale qb

poleptte con mango speckPartiamo dalle polpette. Ho tagliato a dadini lo speck e soffritto leggermente con un filo di olio nella padella dove poi verranno cotte le polpette. Ho tritato la carne cotta avanzata (come diceva la mia mamma nulla di meglio per una polpetta della carne già cotta) e la mortadella. Poi ho fatto a cubetti piccoli il formaggio. Assemblato quindi tutti gli ingredienti in una ciotola aggiungendo una generosa grattata di noce moscata, un pizzico di sale e l’uovo. Impastato il tutto, formate le polpette e passate nella farina. Piccola parentesi, non avevo farina bianca e devo dire che quella di grano saraceno ha dato un tocco “rustico” molto piacevole alle polpette. Aggiunto un goccio di olio nella padella ben calda le ho messe a cuocere inizialmente a fiamma viva per formare la crosticina sui due lati poi abbassando per finire la cottura all’interno. Il tutto in circa 5 minuti.

polpette con mango in cotturaPer la salsa una volta pulito il mango e tagliato a cubetti, ho preso 5/6 fettine dello zenzero con il pelapatate (poi tagliate a pezzettini fini). Ho dapprima rosolato molto velocemente lo zenzero in un cucchiaio di olio di soia, aggiunto il mango e dopo un minutino il latte di cocco. Il tutto lasciato a sobbollire lentamente per 5 minuti. Infine frullato il composto con il minipimer e regolato di sale.

Ecco fatto. Semplice, veloce, gustosa.

Oggi cucino il Pad Thai secondo la ricetta tradizionale

Il Pad Thai (o Phat Thai) è sicuramente il piatto più famoso della cucina Thailandese e allo stesso tempo quello che meglio si sposa con i gusti occidentali. Questo grazie a sapori più delicati rispetto ad altre ricette tradizionali (avete mai sentito parlare del piccante di Som Tam o Tom Yang Kung?).

Diventa piatto nazionale negli anni ’40 per ordine del re, con tanto di concorso (?!) alla ricerca di una pietanza che possa rappresentare la Thailandia nel mondo e allo stesso tempo unire le diverse etnie della monarchia del sud est asiatico. Riesce decisamente meglio nella prima, diventando come la pizza italiana o l’hamburger americano, meno a entrare su tutte le tavole thailandesi.

Per questa ricetta mi sono basato sulle numerose versioni che potete trovare in rete, ma principalmente dal libro Le basi della cucina asiatica di Jody Vassallo, ricettario molto ben fatto per chi vuole avvicinarsi al mondo delle pietanze orientali.

pad thai ingredientiBando ai preamboli e passiamo alla ricetta, molto semplice e che ci prenderà una mezz’oretta di tempo.

Ingredienti per 3/4 persone:

  • 300 gr di noodles di riso secchi
  • 2 cucchiai di olio
  • 3 cucchiai di arachidi tritate grossolanamente
  • 300 gr di pollo a piccole listarelle
  • 100 gr di tofu a bastoncini
  • 2 spicchi d’aglio tritati finemente
  • 1 peperoncino tritato fine
  • 200 gr di gamberetti freschi sgusciati
  • 150 ml di salsa di pesce
  • 150 ml di acqua
  • 2 cucchiai di concentrato di tamarindo
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 3 uova leggermente sbattute
  • 100 gr di germogli di soia
  • 1 lime o limone verde a spicchi

Come vedete è una ricetta che prevede numerosi ingredienti che vanno preparati in anticipo, ma poi la cottura e la composizione del piatto si svolgono in una manciata di minuti.

Prima di tutto tritate arachidi/aglio/peperoncino, tagliate a piccoli pezzi pollo/tofu e mettete a bagno i noodles in acqua fredda per circa 15 minuti per poi scolarli e asciugarli. Si devono solo ammorbidire per cui non preoccupatevi se sono molto “al dente” perché la vera cottura la faranno nel wok con gli altri ingredienti.

pad thai in cotturaNel wok caldo tostate leggermente le arachidi e mettetele da parte. Versate l’olio e rosolate il pollo insieme al tofu  per un paio di minuti a fiamma vivace.
Aggiungete gamberetti, aglio e peperoncino e continuate la cottura per un minutino, mentre mescolate salsa di pesce, tamarindo e zucchero in una ciotola insieme all’acqua.
Appena pronto versate il condimento nel wok e mantenete la fiamma vivace.

pad thai con uovaQuando comincia ad assorbirsi spostate da un lato il composto per fare spazio dove cuocere le uova, abbassando leggermente il fuoco.
Unite le arachidi e mescolate con le uova. Infine aggiungete i germogli di soia che devono prendere solo il calore per mantenere la nota croccante al piatto. Insieme ai germogli se gradite potete aggiungere steli d’aglio tritati o coriandolo.

Impiattare e servire con uno spicchio di lime.

pad thai

Alla scoperta dei sassi di Matera

“Dai dai andiamo a vedere i sassi”
“???”
“Quelli di Matera, dicono che siano bellissimi”
“ahhh va bene andiamo”

Ecco. Così, durante le vacanze estive in Puglia, abbiamo fatto una deviazione per due giorni a Matera. Alla scoperta dei Sassi.

Panorama di MateraUna vera scoperta che mi ha coinvolto per il suo fascino senza tempo e senza eguali, non per niente Patrimonio dell’Umanità Unesco. Quasi un anacronismo vedere integre e visitabili queste abitazioni sotterranee scavate nella roccia.
Indispensabile una visita guidata (come quella che abbiamo fatto noi con infomatera) per poter aggiungere tutte le informazioni di carattere storico che aiutano a entrare nello spirito di Matera. Scoprirete così come Matera sia passata dalla definizione di “vergogna nazionale”, quale simbolo di un mezzogiorno arretrato nel dopoguerra, a Capitale della cultura Europea nel 2019, passando per lo sgombero forzato dei sassi per decreto di De Gasperi, il loro abbandono e il recupero a partire dal 1986 grazie a una legge nazionale. Una vera dimostrazione di forza di volontà e “voglia di vivere”: non per niente è stata la prima città del mezzogiorno ad essersi ribellata all’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale. A scuola mica me lo avevano raccontato…
E poi Matera non è solo sassi ma anche architettura barocca nella parte alta della città come nell’affascinante Chiesa del Purgatorio.

Chiesa del Purgatorio MateraTornando ai sassi le abitazioni venivano costruite scavando inizialmente un primo ambiente nella roccia per poi essere allargate con altre “stanze” a seconda delle esigenze familiari (incluse “stalle” per gli animali che vivevano insieme agli uomini). Con la roccia scavata venivano costruite le facciate o gli ambienti esterni al sasso. Tra i sassi oltre alle abitazioni da non perdere le chiese rupestri, importanti testimonianze di come si potesse vivere mantenendo l’equilibrio con la natura nello sfruttamento delle risorse inclusa acqua e roccia.

Chiese rupestri - MateraDove abbiamo alloggiato
Sant'Angelo Luxury ResortNei sassi ovviamente, al Sant’Angelo Luxury Resort, un albergo diffuso. In pratica ogni stanza, così come la reception e il ristorante con terrazza panoramica è un “sasso” perfettamente ristrutturato con accesso direttamente sull’esterno di un “labirinto” di piccole scalinate, viottoli e cortili comunicanti. Un’esperienza da non mancare (anche se i costi per notte non sono proprio popolari).

Sant’Angelo Luxury Resort ****S
piazza San Pietro Caveoso – 75100, Matera
Tel. +39 0835 314010 | Fax +39 0835 314735
eMail: info@hotelsantangelosassi.it

Dove abbiamo mangiato
Ristorante BaccantiIl Ristorante Baccanti è anch’esso scavato nei sassi (a due passi dall’hotel) ed offre un menu molto interessante costruito a partire da ingredienti del territorio.
Noi ci siamo divisi i piatti e abbiamo assaggiato quasi tutto il menu. Tra quelli che ci hanno colpito di più
– Podolico affumicato ai trucioli di castagno
– Flan di caciocavallo Podolico 18 mesi del castello di Uggiano con la salsiccia pezzente di Giovanni Ciliberti
– Capuntini con cicorielle e cruschi su passatina di fave
– Guancia di vitellino con spuma di patate al timo

Il tutto accompagnato da un Aglianico del vulture che pur non essendo una riserva ha dimostrato di poter dare un valore aggiunto a tutte le portate: Synthesi della cantina Paternoster.

Baccanti Ristorante
Via Sant’angelo, 58-61
75100 Matera
Telefono: +39 0835 333704
Mobile: +39 320 5663533
eMail: info@baccantiristorante.it
Chiuso la domenica sera e il lunedì

Cosa portarsi a casa
La Pupa di Matera © Il BottegaccioPer oggettistica e prodotti artigianali l’indirizzo è Il Bottegaccio storico laboratorio di artigianato locale. Tra i prodotti più caratteristici segnalo i timbri per il pane (utilizzati in passato per riconoscere la propria pagnotta quando veniva portata a cuocere nel forno comune), i fischietti tipici “cuccù” che venivano non solo regalati ai bambini, ma fungevano anche da simbolo di promessa d’amore (più grande e decorato e maggiore la promessa) e le Pupe, oggi in terracotta e in passato realizzate anche in caciocavallo e usate come ciucci per i bambini piccoli unendo la cura per la crescita dei denti all’apporto di calcio.

Il Bottegaccio di Daddiego Mario & C.
Via Madonna dell’Idris, 10
75100 – Matera
Tel. e Fax 0835.311.158
e-mail: info@ilbottegaccio.it

E se invece volete portare a tavola dei prodotti tipici di Matera, della sua regione e in generale del sud Italia il negozio che fa per voi è Sapore dei Sassi. C’è da perdersi tra tutti gli scaffali dove, insieme a una selezione di vini molto accurata di piccoli produttori, trovano spazio chicche come peperoni cruschi (peperoni fritti che diventano tipo patatine), tartufo estivo dell’appennino, pane dei sassi, pistacchi della Basilicata, formaggi (dal caciocavallo podolico al caprino al finocchietto), numerose conserve (involtini di melanzane, zucchine alla scapece, pomodorini acqua e sale), cioccolato di modica ecc. ecc. ecc. Che dire, noi lo abbiamo svaligiato. E se non resistete prima di andare di persona, sul sito potete comprare direttamente e aspettare tranquillamente a casa.

Sapori dei Sassi srl
via Bruno Buozzi,9
75100 Matera ITALY
Tel: +39.0835.314262
Email: info@saporideisassi.it

Riso basmati al profumo di mango

“Come mai hai comprato un mango?”
“Prima o poi viene utile…”

Ecco, nel pieno rispetto della cucina del frigorifero, ci ho trovato un bel mango e deciso che era il momento di inventarci qualcosa. Un piatto dai sapori orientali come piace in casa nostra e dalla difficoltà veramente minima.

Ingredienti per tre persone:

  • 150/200 gr. di riso basmati
  • 1 mango
  • 2 cucchiaini di curry piccante
  • Mezza cipolla rossa (o 1 scalogno)
  • 200 gr. di latte di cocco
  • Un cucchiaio di olio di sesamo
  • Un lime spremuto
  • Sale

Partiamo dal riso, lasciatelo in ammollo in acqua per un 10 minuti e lavatelo per togliere eventuali impurità. Cuocetelo in acqua bollente pari a circa il doppio del suo volume,  finché non ha assorbito tutta l’acqua (se usate Riso Gallo Basmati bastano circa 8-10 minuti).
Riso basmati al profumo di mangoPer la salsa pelate il mango e tagliatelo a cubetti di piccole dimensioni. Tenetene da parte un poco, tagliato a cubetti più piccoli per la finitura del piatto. In una padella fate soffriggere la cipolla o scalogno tritati finemente con l’olio di sesamo (in alternativa di girasole, ma perde un po’ di profumo), unite il curry e appena stemperato aggiungete il mango e il latte di cocco a filo continuando a mescolare. Regolate di sale. Cuocete il tutto a fiamma bassa per 10/15 minuti. Se necessario allungate la salsa con altro latte di cocco o poca acqua calda. Quando il mango è piuttosto morbido aggiungete il succo di lime, fate un giro di minipimer per eliminare eventuali pezzi di non sciolti.
Nel frattempo il riso dovrebbe essere cotto e pronto per essere impiattato.
A vostro gusto condite direttamente il riso con la salsa o, come nell’immagine, mettere il riso al naturale nel piatto con sopra salsa e dadini di mango fresco.

Pasta alle uova di salmone e lompo

La sera è sempre una lotta contro il tempo cercando qualcosa di nuovo e stuzzicante. Abbiamo abituato “troppo bene” il giovane di casa e una semplice pasta al pomodoro non basta.
Ecco come è nato questo primo veloce da preparare e al contempo originale. Certo devono piacere i sapori piuttosto decisi che lo caratterizzano, ma questo non è un problema in famiglia.

Pasta alle uova di salmone e lompoDosi per tre persone:

  • 250 gr. di pasta secca o in base alla fame
  • 6 filetti di acciughe
  • una confezione di uova di salmone piccola da 50 gr.
  • tre cucchiaini di uova di lompo nere
  • mezzo limone / un lime spremuto
  • una noce di burro

Mettete a cuocere la pasta (io ho utilizzato delle pennette, ma secondo me viene bene anche con pasta lunga) in abbondante acqua bollente salata. Quando mancano pochi minuti a fine cottura fate sciogliere il burro e le acciughe in una padella dove poi farete saltare la pasta.
Levate la pasta un minuto prima della cottura desiderata e saltatela nella salsa di acciughe, aggiungete il succo di limone e le uova di salmone. Amalgamate il tutto e impiattate, aggiungendo al centro un cucchiaino di uova di lompo.

Finito. Avevo detto che era semplice e veloce no?

Toast di gamberi: la ricetta facile facile

Fin dalla prima visita a un ristorante cinese sono rimasto affascinato da alcune ricette classiche cinesi per il “nonsense” ai miei occhi di bambino occidentale. Su tutte il gelato fritto (?!) e il toast di gamberi. A casa mia il toast era un rito settimanale fatto di prosciutto, sottilette, funghi sott’olio tagliati a pezzettini (messi in conserva da mia madre) e la toastiera vecchia, fumante, ma sempre efficiente. Lontana anni luce la presenza di crostacei e men che meno dell’olio da friggere.
Resta il fatto che i toast di gamberi piacciono, sono gustosi e in una cena possono tranquillamente fungere da antipasto o accompagnamento di altre portate asiatiche (io talvolta li servo insieme ai Nems). Ma soprattutto sono facili e veloci da preparare.

Toast di gamberiIngredienti per una quindicina di toast:

  • 8 fette di pane in cassetta
  • circa 350 gr. di gamberi sgusciati (più o meno 700 gr. con i carapaci)
  • 1 albume
  • 2 cucchiaini di zenzero fresco tritato
  • 2 cucchiaini di vino di riso Shaoxing
  • 2 cucchiaini di fecola di mais
  • 2 cucchiai di coriandolo fresco
  • 1 cipollotto
  • 4 cucchiai di semi di sesamo
  • olio di arachidi per friggere

Salsa al peperoncino dolce per servire

  • 3/4 peperoncini dolci
  • 3 scalogni
  • 3 cucchiai di salsa di soia
  • 1 cucchiaio di succo di lime

Partiamo dalla salsa. Semplicemente frullate gli ingredienti tutti insieme fino a ridurre in pezzetti molto piccoli gli ingredienti solidi.
Per i toast, prima cosa va eliminata la crosta dal pane e vanno tagliati in due rettangoli a fetta (o triangoli a piacere). Potete comunque decidere dimensioni più piccole o grandi a seconda del vostro gusto.
Frullate gamberi, zenzero, albume, vino e fecola fino a ottenere un composto omogeneo e molliccio. Unire il coriandolo spezzettato a mano e il cipollotto tritato finemente.
Toast di gamberiCi siamo quasi. Ora spalmate con l’impasto ottenuto i toast precedentemente tagliati e cospargere la superficie con i semi di sesamo. Infine friggete nell’olio caldissimo (mi raccomando abbondante. Il toast deve galleggiare, altrimenti se l’olio è poco viene assorbito dagli alimenti, specialmente dal pane per toast).
Servire con la salsa al peperoncino.

Ferrari World, Waterworld e YAS Racing School: adrenalina e divertimento ad Abu Dhabi

“Andiamo in vacanza ad Abu Dhabi?”
“ok ma solo per il mare?”
“No tranquillo che ti diverti….”
Vero. La parte del leone #inAbuDhabi la fanno i parchi divertimento.

Da Maranello a tutta velocità
Innanzitutto il Ferrari World, parco divertimenti ispirato e promosso dal cavallino di Maranello. Come molti parchi tematici basa il suo successo su due/tre attrazioni molto “forti” e un insieme di altre minori. Se cercate adrenalina non potete mancare Formula Rossa il rollercoaster più veloce del mondo in grado di farvi provare la stessa G force di una vettura di Formula 1. L’impatto è effettivamente mozzafiato con una partenza impressionante e una prima parte con velocità e inclinazioni vertiginose. Per i più timorosi vale la pena segnalare che la durata del giro è piuttosto breve per cui si può ritornare a respirare dopo circa un minuto.

Il secondo rollercoaster, Fiorano GT Challenge, è decisamente meno “sconvolgente” pur mantenendo un buon livello di adrenalina e si caratterizza per un doppio binario parallelo dove si “sfidano” due convogli. Nell’area denominata “Thrill” ci sono poi un videogioco/simulatore di Formula 1 Scuderia Challenge con gara tra i partecipanti (decisamente difficile da guidare anche con cambio automatico) e un piccolo circuito di Kart molto divertente (quello che insieme a Formula Rossa richiama le code più lunghe).

FIorano GT Challenge

Completano il parco alcune attrazioni dedicate alla famiglia (proiezioni 4d, cinema/simulatore, museo auto Ferrari, visita virtuale alla fabbrica di Maranello, Minitalia e altre) e in special modo ai visitatori più piccoli con area attrezzata per climbing e Pista Junior Grand Prix. Qui l’elenco completo delle attrazioni.

Non possono mancare momenti di animazione da parte di attori che impersonano improbabili meccanici italiani o mascotte mega pelose (vogliamo farci mancare il nostro Mike di Mirabilandia o Prezzemolo di Gardaland?).

Ferrari World @ Abu DhabiParco non molto affollato (eravamo al 25 Aprile) e anche per questo poca attesa su tutte le attrazioni. Poco utili nell’occasione i biglietti premium che permettono a seconda del costo di avere 3 fast lane (illimitate per la versione gold). Occhio che tra un biglietto bronze standard e un uno gold il prezzo raddoppia. Esiste anche un biglietto combo che permette di vistare nello stesso giorno o in due giorni diversi Ferrari World e Waterworld.

Scivoli e relax a Waterworld
Personalmente non sono mai stato in uno dei grandi parchi acquatici italiani per cui difficile fare paragoni, ma Waterworld a me è sembrato una buona struttura con numerose attrazioni in grado di soddisfare i gusti di grandi e piccini.

Waterworld @ Abu DhabiAnche qui vige la regola del “primo al mondo” con uno scivolo verticale che permette un loop a 360° e un rollercoaster acquatico mai visto prima.

Numerosi gli scivoli con diversi livelli di adrenalina, da fare da soli o di gruppo in modalità rafting, ai quali si affiancano una piscina con moto ondoso, uno spazio onde surf e aree con miniscivoli dedicati ai più piccoli. Per un completo relax numerosi i lettini con ombrellone a disposizione, noleggio asciugamani e possibilità con extra di prendere una “cabana”, ovvero un gazebo dedicato con acqua e frutta.

Pronti partenza… Via!
Come si dice ultimo ma non ultimo la pista di Formula 1 che accoglie la molto ben organizzata Yas Marina Circuit Racing School in grado non solo di preparare professionisti per la patente di guida FIA, ma anche di mettere in pista i piloti più inesperti come il sottoscritto per un’esperienza “once in a lifetime”.

Yas Marina Circuit Racing SchoolTante le driving e le passenger experience che vanno dalle Aston Martin GT4 passando per le Camaro, Drift challenge, Dragster e Formula YAS 3000…

Ecco quest’ultima è quella che mi aspetta. Si inizia alle 20.30, pista illuminata a giorno, accoglienza con conferma della prenotazione e assicurazione on top di 50 euro (se mai facessi un danno alla vettura tocca rimanere qui a zappare il deserto per 20 anni minimo). Per poter accedere alla prova oltre ad avere una patente valida, ci sono alcuni limiti fisici determinati dalle vetture (altezza tra i 160 e 188 cm – rientro per un pelo – e peso non superiore a 105 kg.).

Yas Marina Circuit Racing School - briefingSala d’attesa e poi briefing. L’auto che guiderò è una formula 3000, 250 cavalli V6 Cosworth e velocità massima vicina i 300 all’ora. Poche cose ma importanti: il cambio è manuale al volante, ma la frizione la si usa solo per accendere la vettura e inserire la prima marcia. Vietati sorpassi e l’auto dell’organizzazione in testa detta il passo. Della pista originale di circa 5km se ne utilizzerà solo una parte (comunque di 3 km con un gran bel rettilineo). Occhio a non toccare i cordoli.
Prima di scendere in pista con i bolidi si fa un giro di pista in carovana con delle Clio dotate di collegamento audio con l’istruttore per prendere confidenza con la pista (in questo giro è possibile  avere a bordo un passeggero). I punti frenata sono segnalati da due coni rossi sul lato, un cono giallo segnala quando impostare la curva e un cono verde la corda della curva interna a cui puntare sterzando. Tutto facile. Almeno sulla carta.

Un po’ di attesa. Siamo divisi in due gruppi che si alternano prima sulle Clio e poi sulle F3000 e nel mentre stanno finendo dei giri di pista una passenger experience a bordo di una simil endurance a due posti.

Yas Marina Circuit Racing School

Poi via. Ovviamente al primo tentativo l’auto si spegne, ma riparte subito e sono in pista. Fin dalla prima curva mi rendo conto che è facile da guidare. L’adrenalina sale copiosa. Qualche problema iniziale con le cambiate, bisogna prendere l’abitudine a fare salire di giri il motore molto più di quanto non si faccia con un’auto da strada (vengono in aiuto le lucine verdi-gialle-rosse sul cruscotto). Durante l’experience che dura una ventina di minuti ci sono anche un paio di ingressi ai box per poter riorganizzare i partecipanti in gruppi omogenei tra veloci e più lenti, ognuno con la sua “safety car” davanti a dettare il ritmo. Il tutto a garanzia di un’esperienza appagante per tutti.

Ecco. A descriverla in poche parole siamo a una via di mezzo tra entrare nel camera car di Formula 1 e proiettarsi dentro un videogioco di ultima generazione. Un’esperienza indimenticabile. Il costo? Anche quello indimenticabile, a partire da circa 400 euro.

Wellkome: il ristorante giapponese che ci mancava

Parlare di cucina giapponese limitandosi a sushi e sashimi è un po’ come dire che la cucina italiana è fatta di pizza e spaghetti. Per questo negli anni ho sempre apprezzato i ristoranti giapponesi che si “sforzano” di portare a casa nostra i piatti che rappresentano il buon mangiare del sol levante. Ma uno che mi proponeva il Rice Burger (sì un burger con il “panino” fatto di riso) non lo avevo mai provato.

logo WellkomeL’ho trovato da Wellkome, il cui nome unisce il “well – bene” inglese al “kome – riso” giapponese. Difficile dare una definizione del ristorante e della sua cucina anche se entrando sembra un po’ di varcare la soglia di un manga. Tutta la grafica del locale a partire dal menu ricorda i fumetti giapponesi (inclusa comparsata del mitico Doraemon). Ripensando al Wellkome mi viene in mente una via di mezzo tra finger food e street food, ai quali aggiungere specialità a base di riso.

menu @ wellkomeSari Morimoto, che gestisce il locale, viene da una famiglia che commercia riso in provincia di Pavia. La loro vocazione lavorare il riso italiano in modo da dargli le caratteristiche che lo rendono adatto alla cucina giapponese. E con la stessa filosofia Wellkome unisce rispetto delle antiche tradizioni giapponesi con l’amore per l’Italia.

Katsudon @ wellkomeIl locale è semplice, ma al contempo molto gradevole. Nella sala con cucina a vista potete trovare qualche tavolo “tradizionale” più alcune postazioni con sgabelli alti. Nel nostro pasto abbiamo cercato di avere un quadro completo della cucina del Wellkome, assaggiando un po’ tutte le proposte in menu. Siamo partiti con il Katsudon, base di riso sulla quale si posizionano cotoletta, uova e cipolle: piatto decisamente goloso che regala emozioni (alternativa il Soboro Salad Gohan che al posto della cotoletta prevede trita di manzo).

onigiri @ wellkomeAbbiamo proseguito con gli Onigiri, polpette di riso dalla forma triangolare molto manga style che prevedono diversi ripieni: tonno, salmone, alga konbu oppure prugne umeboshi (i migliori per il mio gusto). Devo dire che generano una sana dipendenza: uno tira l’altro.

Veniamo poi agli spiedini di carne / verdura / gamberi / pesce / uova di quaglia proposti in due varianti di cottura Kushikatsu (fritti) e Kushiyaki (grigliati a bassa temperatura su apposita attrezzatura importata dal Giappone). Se devo fare una classifica meglio le verdure fritte e la carne griglata.

rice burger @ wellkomeEd eccoci arrivati al già citato Rice Burger da riempire a scelta con melanzane o fritto misto (carote, cipolle, seppioline). Inutile negare che la sensazione nell’addentarlo è strana, ma decisamente positiva sia per la consistenza, data dalla lavorazione del riso, che per il gusto sprigionato dal ripieno. Un like senza riserve!

Da non perdere in accompagnamento i cocktail a base di sake e umeshu (liquore a base di prugne) oppure semplice tè verde, ma se preferite l’acqua è inclusa nel prezzo e potete fare refill quando volete dal distributore al centro del locale (ci piace assai).

riso ed edamamePer concludere i dolci tipici giapponesi, non il punto di forza di questo accogliente locale. Però buona la la cheese cake al te verde.

Il prezzo? Assolutamente competitivo per una Milano che spesso costringe a spendere molto per mangiare poco, una media di circa 15 euro a testa tutto compreso.

E se vi piacerà come è piaciuto a noi, non dimenticate di portarvi a casa un piccolo assaggio di Wellkome acquistando il riso della famiglia Morimoto. Sia quello da preparare velocemente al microonde che quello da cuocere valgono proprio la pena.

Ristorante WELLKOME
Via Bezzecca 1
20135 Milano
tel. 02 36572402
http://www.well-kome.com/

Un weekend da castellana, in visita al Festival del Risotto di Biella

Che mi piacciono i risotti non è una novità (vedi ad es. qui e qui).

Amo il riso anche bollito e in brodo e trasformarlo in risotti, accostando ingredienti di ogni tipo, mi mette gioia. Quindi, quando un giorno casualmente leggendo un tweet, ho scoperto dell’esistenza del Festival del Risotto, ho subito deciso che avrei dovuto visitarlo.

Festival del RisottoIl festival non può che svolgersi in una delle zone che ci regala fantastici risi italiani, quella tra le province di Biella e Vercelli. Nato da un’idea di Edoardo Raspelli, giornalista e conduttore della trasmissione televisiva Mela Verde, il Festival, giunto alla 5° edizione, si svolge dal 17 aprile al 2 giugno e produce e serve decine di tipi di risotti, realizzati da chef della zona. Continua a leggere

Come si mangia ad Abu Dhabi?

Cucina cinese, francese, italiana, mediorientale, giapponese a voi la scelta. Durante la nostra vacanza #inabudhabi abbiamo potuto scoprire come infinite siano le alternative a disposizione per una cena nella capitale degli Emirati Arabi.

Il livello generale dei ristoranti è molto buono e solitamente rimangono all’interno dei principali Hotel. Allo stesso modo alti sono i conti che arrivano a fine pasto (direi “milanesi”). In media si spendono 75/100 euro a persona per una cena con antipasto, portata principale e dolce. Attenzione ai prezzi: come indicato sui menu, sono espressi in AED (pari a circa 0.25 euro), ma ricordate che va aggiunto il servizio (10%) e la tassa turistica (6%).

Beach House @ Park Hyatt Abu DhabiNoi abbiamo assaggiato la cucina di due dei tre ristoranti del Park Hyatt Abu Dhabi Hotel and Villas. Il Beach House come dice il nome fa della location un punto di forza con tavoli anche all’aperto per godere della vista sulla spiaggia di Saadiyat. Si caratterizza per una cucina Mediterannea dove a tapas e insalate si affiancano starter e main course dai sapori decisi ma non esagerati. Tra quanto assaggiato consiglio il gazpacho, la tagliata di Angus e i gamberi impanati.

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