Lasagnette di pane guttiau con salsiccia e funghi porcini

lasagna finalNonostante le temperature siano ancora piuttosto miti, le mie visite al mercato mostrano che l’autunno è già iniziato. Le bancarelle mostrano i primi agrumi, cachi, cime di rapa, Banacarella di Mauroma soprattutto meravigliosi funghi porcini. Nelle ultime settimane li ho acquistati spesso alla mia bancarella di fiducia e non mi hanno mai delusa. Ho fatto un magnifico risotto, dei semplici maccheroni e una delicata insalata. Domenica scorsa voglia di lasagne però non avevo voglia di fare la sfoglia. Dopo un po’ di pensate e un’occhiata in dispensa ho scoperto di avere del pane guttiau. È  nata così questa particolare lasagnetta fatta di pane guttiau, fratello “condito” del pane carasau.

Ingredienti per 6 persone (sono venuti anche i nonni ad assaggiarla)

  • 250 grammi di pane guttiau
  • 250 grammi circa di brodo (verdura o carne)
  • 500 grammi abbondanti di porcini
  • 500 grammi di salsiccia
  • 150 grammi circa di pecorino grattuggiato
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio
  • pepe
  • poco prezzemolo

Sono partita con l’operazione più lunga: la pulizia dei funghi. E su questo non si scherza nella mia famiglia, essendo sposata con un Trentino. Il fungo va pulito con pazienza e senz’acqua. Dopo avere eliminato il grosso con un coltellino, mi sono armata di uno spazzolino (va bene anche uno spazzolino da denti morbido) e di scottex. Con cura ho iniziato a eliminare la terra con lo spazzolino, per terminare poi con lo scottex e un fazzoletto di cotone. Il risultato è certo. Nessun ospite si è mai lamentato di terra nei miei funghi. Finita la pulizia, li ho affettati sottilmente. Ho pulito uno spicchio d’aglio e l’ho messo in padella con un goccio d’olio. Appena ha iniziato a sfrigolare ho messo i funghi e li ho saltati circa 2 minuti mescolando delicatamente. Ho aggiunto il sale e coperchiato, facendo cuocere per circa 3 minuti. Ho tolto il coperchio e fatto andare a fiamma viva fino a completa eliminazione dell’acqua (bastano veramente 2 minuti). Ho spento e spolverizzato un po’ di prezzemolo (a piacere) e pepe bianco.

ripienoHo tolto la pelle alla salsiccia e l’ho sbriciolata in padella. L’ho portata praticamente a cottura e spento.

Nel frattempo ho messo a scaldare il brodo senza farlo bollire e scelto un contenitore per la lasagnetta. Inizialmente avevo scelto la classica teglia da lasagne rettangolare, ma poi, visto che il pane guttiau che ho acquistato era a spicchi ho optato per una teglia rotonda che ho leggermente oliato.

lasagnaIn un contenitore tondo ho versato il brodo caldo e poi ho immerso velocemente le sfoglie di guttiau. Bisogna essere rapidi per evitare che il guttiau si impregni troppo. Se la sfoglia si rompe non fa nulla, basta cercare di ricomporla in teglia. Per ogni strato ho sovrapposto circa 3 o 4 sfoglie di guttiau e poi coperto con un po’ di salsiccia, funghi e pecorino abbondante. Sono andata avanti fino a esaurimento ingredienti. Ho coperto l’ultimo strato solo con pecorino, per assicurare la doratura.

Ho preriscaldato il forno a 200 gradi usando la funzione ventilato e grill superiore e infornato per circa 15 minuti. Ho poi acceso solo grill per circa 3-4 minuti (tenevo d’occhio che non bruciasse). Appena il pecorino ha raggiunto una lieve doratura ho spento e servito caldo.

Un’idea nata per caso che però ha dato grandi soddisfazioni.

Champagne, per brindare a un incontro…

Champagne Chartogne TailletL’incontro in questione è con Ars Vivendi e gli champagne sono ben 5 per una serata di degustazione dall’invitante titolo “Tour de champagne – La montagne de Reims”, ultima di 4 tappe di un’approfondita esplorazione delle bollicine d’oltralpe.

La serata, tenuta presso Milano Bakery, è stata condotta con maestria da Guido Invernizzi, relatore dell’Associazione Italiana Sommelier, profondo conoscitore dei vini francesi e brillante oratore (mi ha fatto venire voglia di iscrivermi al suo corso).
Ecco qui un breve elenco di alcune tra le divertenti curiosità e aneddoti che hanno arricchito la serata.

  • Champagne Jean LallementSe l’invenzione dello champagne è tradizionalmente attribuita all’abate Dom Perignon in realtà aveva rubato il segreto della rifermentazione in Germania e ne ha “solo” sistematizzato la produzione.
  • I tre vitigni principali dello champagne sono pinot noir, chardonnay e pinot meunier.
  • I tedeschi non sono capaci di produrre champagne e mai lo saranno, ma a loro il merito negli anni della guerra di aver salvato economicamente molte case produttrici di champagne, basti ricordare tra gli altri  Krug, Bollinger, Tattinger, Deutz
  • In Inghilterra stanno lavorando bene sullo champagne e vanno tenuti d’occhio.
  • Lo champagne è un ottimo abbinamento a tutto pasto e non solo per il pesce e i crostacei, anche carne fino alla selvaggina (“ci sono bottiglie che possono rompere le corna agli stambecchi”)
  • nei profumi dello champagne si passa dalla boulangerie alla patisserie
  • Il bicchiere del vino, ancor più dello Champagne, va sempre tenuto per lo stelo e mai per la coppa, in modo da allontanare il più possibile gli odori che può avere la mano (profumo, dopobarba, cane del vicino bagnato…) -> “se lo fate vi faccio fare la fine di Muzio Scevola”
  • Non mettete il vino e ancor più lo champagne nella stessa cantina dei salumi….. il tappo di sughero è una spugna e invece di avere sentori di ribes e brioche finirete per assaporare un vino al profumo di capocollo
  • Non necessariamente bottiglie più costose sono più buone. Alla fine della degustazione quello che ci è piaciuto di più è risultato non essere il più caro.
  • Ma soprattutto: per capirne di champagne serve allenarsi bene e berne casse a profusione

Champagne Egly OurietEd ecco i dettagli degli ottimi Champagne della regione di Reims che abbiamo assaggiato, ognuno con sue qualità peculiari:

  • VERZENAY Jean Lallement – Réserve Grand Cru brut
    80% Pinot noir 20% Chardonnay
  • MERFY (Massif St. Thierry) Chartogne Taillet – mill. 2008 brut
    60% Pinot noir 40% Chardonnay
  • AY Gosset Brabant – Cuvée Gabriel Grand Cru mill. 2004 brut
    70% Pinot noir 30% Chardonnay
  • AMBONNAY Egly Ouriet – Vieillissement Prolongé Grand Cru extra brut
    60% Pinot noir 40% Chardonnay
  • BOUZY Jean Vesselle – Oeil de Perdrix Grand Cru brut
    100% Pinot noir

Champagne Jean VessellePersonalmente ho gradito di più il Gosset Brabant, a mio giudizio il giusto livello di “potenza e complessità” per uno Champagne che non si dimentica. Anche l’Egly Ouriet con l’invecchiamento prolungato oltre gli abituali standard e il Jean Vesselle “occhio di pernice” – come il suo colore che si avvicina al rosé, ma non così intenso – sono Champagne che vorrei avere sempre nella mia cantina.

Ars Vivendi è una bella iniziativa nel panorama della vendita online in campo enogastronomico, che si propone come un regional temporary shop in grado di offrire le migliori espressioni di un diverso territorio a rotazione, attraverso il contatto diretto con i produttori a prezzi vantaggiosi.

Mazzancolle volanti in panure

Non siamo di fronte a una nuova specie di crostacei con le ali, ma a un piatto di quelli veloci veloci a livello di una bistecca.
Di gamberi e mazzancolle se ne mangiano spesso, ma sempre allo stesso modo, olio e limone, al valore con maionese…Non che non siano buoni anche così, ma questa variazione sul tema rompe la monotonia e regala emozioni.

Gamberi impanati Pochi ingredienti:

  • mazzancolle
  • Sale al Wasabipane secco da tritare grossolanamente  o se preferite del pan grattato già pronto, ma è meno gustoso
  • scorza di limone
    io l’ho fatta fine fine al coltello dopo averlo pelato in alternativa potete grattugiarla direttamente
  • prezzemolo
  • sale
    nello specifico ne ho usato uno speciale al Wasabi e sesamo per dare una punta di piccante

Procedimento talmente semplice da non servire una descrizione vera e propria. Pulire i gamberi, preparare la panatura con gli ingredienti segnalati, passare le mazzancolle nella panure e cuocere in padella con un filo d’olio per 3 minuti.

Fatto.Gamberi impanati

Ottime come secondo (nella fattispecie accompagnate da pomodorini ripassati in padella con un filo d’olio e maggiorana fresca), ma anche buone come antipasto in un “menu della domenica”.

A Budapest, turista per caso

No, non sono andato in Ungheria in compagnia di Patrizio Roversi o  Syusy Blady. Capita che per girare uno spot devo passare tre giorni a Budapest dove però tocca lavorare di notte, per cui le giornate rimangono a disposizione (a eccezione del tempo di recupero, ma si sa che di giorno si dorme meno che di notte).Panorama di Budapest

Dov’è finito l’est e il comunismo?
La prima cosa che colpisce arrivando a Budapest è notare come negli anni sia diventata una capitale europea “all’occidentale” a tutti gli effetti. Le auto in circolazione sono assolutamente comparabili a quelle di Milano (ok qualche Fiat in meno) e i palazzi, fatta eccezione per quelli di rilevanza storica, sono molto simili. Se in particolare ci si aggira in periferia è un attimo credere di aver girato l’angolo a Gratosoglio.
Ancora. Il bel centro pedonale accoglie le vetrine delle principali marche che puoi trovare in Corso Buenos Aires a Milano da H&M a Zara a Tommy Hilfiger fino ad Armani. La vera differenza è che qui c’è pure Starbucks…
[quando 
potrò avere il mio 
‎Frapuccino in Italia? ma questa è un’altra storia…]

Lezione di storia in un paio d’ore
House of TerrorUna cosa assolutamente da non perdere a Budapest è la House of Terror, non un parco divertimenti horror, ma un museo che racconta come l’Ungheria sia sopravvissuta a due regimi del terrore passando senza soluzione di continuità  dall’occupazione Nazista alla dominazione Russa. Il museo è allo stesso tempo un monumento a ricordo di tutti coloro che sono stati incarcerati, torturati e uccisi all’interno del palazzo e il luogo dove trovano testimonianza tutti i sacrifici che il popolo ungherese ha fatto per la ricerca della libertà.
Personalmente in due ore di visita ho recuperato un pezzo di storia che mi era quantomeno nebuloso. La mostra è ben curata anche se parte dei filmati storici sono in ungherese non sottotitolati in inglese. In compenso chiedete alla cassa le fotocopie in Italiano delle “note esplicative”, valido supporto per la visita.

Tramonto su BudapestIl bel Danubio blu tra Buda e Pest
Poche parole per esprimere il mio amore per tutte le città  attraversate da un fiume e se questo è il Danubio…
Bellissimo e affascinante, è il teatro di tramonti indimenticabili.
Ovviamente numerose le possibilità per fare gite sul fiume piuttosto che cene su imbarcazioni di ogni tipo dal barcone turistico dove conta solo il numero degli ospiti a scafi di lusso con ristoranti di pari livello.

Il Danubio divide geograficamente le due anime della città , Buda e Pest. Se Pest è la parte più  moderna e pianeggiante, Buda è considerata la parte più  antica e storica che accoglie il castello e la cittadella su una collina.

Mangiare a Budapest
Pochi i pasti “locali” che ho consumato durante il mio soggiorno, ma abbastanza per farsi un’idea di quanto ci sia nella cucina ungherese al di là del celeberrimo gulasch. Tanta carne (anche volatili tipo anatra e pollo sugli scudi), poco pesce, principalmente di acqua dolce (ma va?) e una predilezione per il paté di cui pare siano gran produttori e consumatori. 

Tre fattarelli
Come direbbe il trio Medusa o Danilo da Fiumicino tre fattarelli su Budapest con tre foto a supporto.

  1. I tram di Budapest sono praticamente identici a quelli di Milano.
  2. Sui cartelli delle vie sono indicati i civici dell’isolato.
  3. Potete incontrare pullman “acquatici” che uniscono il giro della città alla navigazione nel Danubio.

Tram a BudapestNumeri civici di BudapestRiverRideBonus: nonostante un parco auto “occidentale” è ancora possibile trovare delle splendide Trabant.Una Trabant a Budapest

Quindi?
Confesso che di mio non ci sarei mai andato, ma adesso un pensierino di tornarci con la famiglia per un weekend lungo ce la sto facendo…
Parlamento di Budapest

Aimo e Nadia, finalmente.

Sembravamo destinati a non doverci incontrare. Diverse volte ho tentato la prenotazione senza fortuna e quando la fortuna era dalla mia, alla fine ho dovuto rinunciare. Ma alla fine il fato ci ha fatto incontrare lo scorso 6 settembre. Un desiderio improvviso e una telefonata alle 19.00 (orario inconcepibile per una prenotazione da Aimo e Nadia) alla quale risponde con gentilezza il maitre “si abbiamo posto, ci sono state delle disdette”.

Sgombro del Mar Tirreno marinato al sale di Mothia, erba lippia e mentuccia con mozzarella di bufala, crema di piselli crudi e crescioneArriviamo…
E allora pronti per un tuffo nella storia della cucina italiana. Non solo per quello che abbiamo mangiato ma anche per l’affabilità e la voglia di raccontare origine dei piatti e scelta delle materie prime di Aimo con gli ospiti. Una clientela che a prima vista sembra principalmente straniera, anche se ci assicurano si tratti di un caso, che la maggior parte sono italiani e che questa è una coincidenza legata al Gran Premio d’Italia di Formula uno.
Tortelli di farina Abbondanza (Podere Forte) farciti con melanzane marinate, cicale di mare e burrata in succo di germogli di frumentoAimo ha ormai lasciato il timone della cucina agli ottimi Fabio Pisani e Alessandro Negrini e si aggira tra i tavoli regalando non solo aneddoti sui piatti in arrivo, ma anche sulla sua esperienza e la sua filosofia di vita. Appena trova terreno fertile (e noi non potevamo non chiacchierare lungamente con lui…) iniziano i racconti su come lui porti pane e pomodoro agli eventi in università dedicati al mangiare sano, di come si dedichi ancora personalmente alla ricerca degli ingredienti (“ok mangiare equilibrato come dicono i dietologi, ma da dove arrivano la carne, il pesce, l’olio?”) e non ultime le storie di sua madre, cuoca personale in Francia, che gli ha trasferito l’amore per la cucina.

Tanti piatti ottimi, ma la zuppa….
Optiamo ça va sans dire per il menu degustazione, scelta “obbligata” per poter assaporare il panorama completo. In particolare per Aimo e Nadia non si tratta solo di assaggiare la cucina di oggi, ma di fare un viaggio lungo gli oltre 50 anni di storia del loro locale.Predessert

Si nota da subito una cucina di mano leggera, dove gli ingredienti singoli riescono ad emergere per le loro caratteristiche individuali, ma anche esaltati da particolari abbinamenti, a volte solo all’apparenza azzardati (tra gli altri un dessert a base di melanzane). Il menu è composto da un “prologo”, due antipasti, due primi e un secondo, una selezione di formaggi, pre-dessert e dessert.

  • Un piccolo assaggio: il prologo
  • Gamberi viola di Sanremo crudi all’aceto di miele Thun con granita di pompelmo e limone della Costiera all’olio di olive Nocellara, con pinzimonio
  • Sgombro del Mar Tirreno marinato al sale di Mothia, erba lippia e mentuccia con mozzarella di bufala, crema di piselli crudi e crescione
  • Zuppa etrusca di primavera con primizie dell’orto, legumi e farro della Garfagnana alle erbe aromatiche e fiori di finocchietto selvatico
  • Tortelli di farina Abbondanza (Podere Forte) farciti con melanzane marinate, cicale di mare e burrata in succo di germogli di frumento
  • Controfiletto di vitello Sanato cotto al giusto rosa con leggera panure profumata all’artemisia, con carote all’aceto di lamponi
  • Degustazione di formaggi italiani
  • Predessert
  • Dolci ortaggi: parmigiana di melanzane al cioccolato, sorbetto di basilico e melissa

A dire il vero la cucina di Aimo vive di percorsi polisensoriali al di fuori delle definizioni classiche di antipasto, primo, secondo ecc. Nelle foto trovate sostanzialmente tutti i piatti ad eccezione dei Gamberi viola di Sanremo che potete vedere qui.

Zuppa etrusca di primavera con primizie dell’orto, legumi e farro della Garfagnana alle erbe aromatiche e fiori di finocchietto selvaticoSu tutti svetta la Zuppa Etrusca, piatto che ha fatto la storia di Aimo e viene riproposto fin dal primo menu. Un piatto tradizionale, all’apparenza semplice, che però trova nella scelta degli ingredienti, nel loro equilibrio e qualità il motivo per cui tanti clienti tornano solo per quello da anni, come ci dice con orgoglio Aimo.

Due piccoli difetti perché io sono un rompiballe…
Dolci ortaggi: parmigiana di melanzane al cioccolato, sorbetto di basilico e melissaLa carta dei vini è esagerata, sbilanciata su bottiglie di altissimo pregio (ed equivalente prezzo). Difficile restare indifferenti a certe etichette e annate, ma ho fatto mia la teoria secondo cui esistono bottiglie che non è possibile apprezzare senza una giusta preparazione e tantomeno giustificarne il prezzo.
Il locale avrebbe forse bisogno di una rinfrescata verso la modernità. belle le opere d’arte che arredano le sale, ma la sensazione è quella di un ambiente un po’ datato.

In conclusione
Una visita da non perdere per tutti gli amanti della buona cucina, in un “Luogo” che ha saputo far progredire la tradizione negli anni, rimanendo, a mio giudizio, un punto di riferimento per chi pensa che la cucina sia fatta prima di tutto di sapori e non solo di belle mise en place.Il prologo: Cicerchie delle Murge in crema con marasciuolo selvatico, mosto cotto di fichi, lampascioni e olive Nolche, con biscotto mostacciolo

Ostriche divine da A’ Riccione

E’ passato parecchio tempo ormai dalla deliziosa serata di giugno “Ostriche Divine” cui sono stata invitata a partecipare dalle colleghe di Studio Contatto che hanno organizzato una degustazione di questi pregiati molluschi per conto del ristorante A’ Riccione. Una serata tanto ben riuscita che qualche settimana dopo mi sono concessa un delizioso ripasso di quanto degustato facendo una vista al Bistrot di Via Procaccini a Milano, così tanto per continuare a ricordare i sapori delicati ma di carattere di questi preziosi molluschi.Plateau 10 ostriche regine

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Tiramisù estivo ai frutti di bosco

Problema: siete in vacanza in montagna e dovete recarvi con la nutrita compagnia di amici (circa 25 tra adulti e bambini) a fare una gita in baita a tema grigliata. Decidete di occuparvi del dolce. Cosa preparate?

Tiramisù ai frutti di bosco Continua a leggere

La peperonata…. così la faccio io

Peperoni per la peperonataIl peperone è un frutto bellissimo da vedersi e pieno di proprietà. Si è fatto però la cattiva nomea di non essere particolarmente facile da digerire. Ho quindi sperimentato diverse ricette della classica peperonata per arrivare a un piatto finito che a me e alla mia famigliola (cucciolo biondo compreso) non creasse nessun problema di digestione, nemmeno alla sera (che a detta di mia madre è il momento peggiore per godersi questo delizioso frutto).

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Varazze: dopo 10 anni qualcosa sta cambiando

VarazzeQuest’anno festeggio i 10 anni di vacanza a Varazze, scelta per la comodità di un milanese che va e viene nel weekend di luglio per andare a trovare il pupo “gestito” dai nonni.
La cittadina della Riviera delle Palme si è trasformata in una seconda casa (pur cambiando spesso appartamento in affitto) dove amo tornare ogni estate. Amo perché ogni volta che esco dal Turchino e vedo il mare si apre il cuore, perché pesto e focaccia sono invenzioni degne del patronato dell’Unesco e anche per i suoi difetti perché l’amore è cieco e fa apprezzare pure quelli. Continua a leggere

Gusto e Benessere: perché scegliere?

Ormai un mesetto fa, ho avuto il piacere di essere invitata dalla collega Cristina all’evento Misura, pensato per presentare il nuovo format di comunicazione per il web incentrato sul concept Gusto&Benessere. Lo potete vedere qui.

Il tema Gusto e Benessere ha accompagnato il nutrito gruppo di amiche food blogger per tutta la mattina ed è diventato anche oggetto del “guanto di sfida” lanciato a chiusura della presentazione: capire e raccontare se fossimo più Gusto o più Benessere.

Nel mio caso la risposta parrebbe scontata. Chi mi conosce “live” sa che non sono esattamente un’icona del Benessere. O meglio diciamo che sono una forchetta veloce. Questo non significa che non cerco di fare attenzione alla scelta degli ingredienti almeno per “limitare i danni”. Continua a leggere